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La riforma delle professioni apre la strada al Privacy Officer

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Quella che è in arrivo con la riforma delle professioni non protette è davvero una svolta epocale, e avrà un impatto di portata straordinaria anche sulle figure professionali dei settori collegati alla data protection, come l'Amministratore di Sistema, il Consulente Informatico, e il Privacy Officer, di prossima introduzione per mezzo del nuovo Regolamento Europeo sulla protezione dei dati.

Infatti, dopo l'approvazione alla Camera dello scorso aprile, e quella recente del Senato del 15 novembre, il ddl sulle professioni non regolamentate sta terminando il suo iter ed è ormai vicino a diventare legge.

Si tratta di regolamentare un settore vitale del mondo delle professioni che coinvolge più di tre milioni di lavoratori, spesso altamente qualificati: consulenti informatici, osteopati,  amministratori di condominio, e naturalmente privacy officer, il cui ruolo diventerà cruciale con le nuove regole europee sulla protezione dei dati che obbligheranno tutte le pubbliche amministrazioni e tutte le aziende con più di 250 dipendenti a nominare il cosiddetto “privacy officer”, o responsabile sulla protezione dei dati.

I privacy officer che dovranno essere nominati con il regolamento europeo saranno oltre 23.000 solo in Italia, ma trovandosi tutte le nazioni della Comunità Europea contemporaneamente sotto un unico ombrello legislativo, le proporzioni che assumerà il mercato di questa nuova figura professionale coinvolgeranno centinaia di migliaia di professionisti in Europa che avranno come unico possibile ostacolo per varcare il confine solo quello della conoscenza delle lingue.

Con la riforma delle professioni non protette, ovvero non quelle disciplinate da ordini e collegi, (avvocati, commercialisti, ingegneri,  consulenti del lavoro, etc.), anche le altre professioni potranno adesso essere riconosciute: le associazioni professionali, come Federprivacy che rappresenta già 700 professionisti associati, dovranno diffondere su base volontaria,  le modalità di  rispetto delle proprie regole deontologiche, (Federprivacy ha un proprio Codice Etico sin dal 2008), ricorrere all'autoregolamentazione volontaria del professionista o la certificazione rilasciata da organismi accreditati da Accredia, come Federprivacy fa già da quasi 2 anni con la certificazione ISO 17024:2004 della figura professionale di Privacy Officer e Consulente della Privacy, che conta già 400 professionisti che hanno intrapreso il percorso per ottenere la certificazione, di cui attorno ai 100 lo hanno già ultimato sostenendo un esame finale per essere iscritti nel registro di TÜV, organismo appunto accreditato da Accredia come richiederà la riforma.

"Il riconoscimento di queste figure professionali - ha sottolinea la relatrice del provvedimento Anna Maria Fioroni - non è importante solo per i lavoratori. La facile individuazione dei percorsi di competenza dei professionisti non organizzati da parte dei consumatori destinatari delle prestazioni, permette a quest'ultimi di usufruire di un'offerta di servizi di superiore qualità, corrispondenti a quelli effettivamente richiesti, in un regime di libero mercato". "In quest'ottica - sostiene la relatrice - la tutela del consumatore si inserisce nell'ambito del principio della libera concorrenza di origine europea".

 

Fonte: Adnkronos - Vedi anche Accredia

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