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Consulenza Privacy: molti abbandonano? È il momento del sorpasso!

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Il Governo Monti, a torto o a ragione, è recentemente entrato a pie’ pari nel nostro Codice della Privacy, introducendo alcune semplificazioni per le imprese che hanno provocato un terremoto tra gli addetti ai lavori: non tanto per l’abolizione del famigerato Dps, dato che comunque restano ferme tutte  le altre misure di sicurezza previste dalla normativa vigente,  (Dlgs 196/2003 , l'Allegato B e gli altri allegati), le sanzioni penali e amministrative per chi non le rispetta.

Piuttosto perché, sul fronte delle imprese, il messaggio fuorviante che è passato è stato “non c’è più il Dps, non si deve fare più niente”, dimenticando che, come reso noto dallo stesso Garante della Privacy nel 2011, sui 424 procedimenti sanzionatori avviati, 239 riguardavano l’omessa o inidonea informativa, 124 sono stati comminati per trattamento di dati illecito, e gli altri 61 a causa di inosservanza delle disposizioni in materia di conservazione dei dati di traffico, omesse notificazioni, inosservanza di provvedimenti dello stesso Garante, ed altre violazioni sull’utilizzo di banche dati. E le multe per la mancata redazione del documento programmatico quante erano? Le statistiche, messe a disposizione dalla stessa Autorità per la protezione dei dati personali in occasione dell’ultima relazione annuale, dimostrano chiaramente che queste ultime erano in percentuale di gran lunga minore rispetto alle altre casistiche sanzionate.


Allegria quindi, ma intanto i dati delle aziende vanno alla deriva (per la gioia dei cyber-criminali) con molte imprese che rischiano di lasciare le porte aperte alle loro stanze del tesoro a ignari visitatori. Quanto staremo per vedere un aumento delle multe per inosservanza delle misure di sicurezza e delle altre prescrizioni del Codice della Privacy? A giudicare dalle premesse, poco, molto poco.


E quanto staremo a vedere un aumento dei casi di cyber-crime, penetrazioni nei database aziendali? Per questo non dovremmo aspettare neanche un giorno, perché le nuove battaglie dell’era digitale sono già in atto e ogni giorno sentiamo notizi di hacker che scardinano i sistemi informatici di multinazionali, enti governativi, e altre società. Perché mai individui senza scrupoli dovrebbero (dietro compenso) rifiutare di vendersi alla concorrenza per riuscire su incarico a carpire più informazioni possibili sulla nostra azienda, anche se non ci chiamiamo Berlusconi o Del Vecchio?


Ma lo tsunami più travolgente, è stato quello che si è abbattuto sugli stessi (veri o sedicenti) consulenti privacy, molti dei quali “vendevano” il Dps come un “gadget” per poche centinaia di euro all’anno, come se fossero bastati alcuni fogli messi insieme per essere in regola con la privacy e proteggere i dati della propria azienda.


E’ stato curioso, vedere come Federprivacy abbia visto un abbandono dell’interesse delle attività di consulenza da parte di molti che fino a poco tempo prima si facevano “paladini” della privacy, nel contempo in cui la stessa associazione ha visto un incremento notevole di interesse da parte di avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro ed altri professionisti affermati, come se fosse in atto una seleziona naturale. E come se non bastasse, proprio mentre multinazionali, enti pubblici,(come la ASL di Taranto che ha realizzato un importante progetto pilota), si sono  affrettate a intraprendere il percorso di certificazione come Consulente della Privacy e Privacy Officer.


D’altra parte, se l’utilitaria rallenta e si accosta al margine della strada, quale momento migliore c’è per la coupè per effettuare un brillante sorpasso?


Certo, in periodo di stravolgimento della protezione dei dati personali e mentre si svolta decisamente pagina,  basti pensare all’abolizione del Dps, al Collegio del Garante che finisce il mandato dopo 7 anni di continuità, al nuovo regolamento europeo sulla privacy che entrerà in vigore in tutti e 27 stati membri UE, rimanere al passo non è facile, ed è pure faticoso, un po’ come dire: “ beh, la macchina per fare il sorpasso ce l’ho ma con quel costa la benzina adesso….”


Senza dubbio la privacy è una svolta, e se c’è un momento buono per fermarsi e per abbandonare, è il momento ideale.

 

Ma è anche vero il contrario: se c’è un momento ideale per premere sull’acceleratore e fare il sorpasso, questo è proprio adesso. Investire in se stessi ora, potrà essere la carta vincente tra breve, (l’apparente intervallo durerà realtivamente poco), quando le imprese dovranno avvalersi esclusivamente di consulenti specializzati della materia, e quando molte dovranno obbligatoriamente nominare un privacy officer (data protection officer), e si creeranno nuovi spazi e nuove opportunità.


Il momento delle valutazioni, durerà poco, e il Privacy Day Forum del 9 maggio 2012 sarà un momento cruciale per fare delle scelte da parte dei professionisti della privacy: fermarsi o accelerare.


Articolo a cura di Nicola Bernardi , Presidente di Federprivacy

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 11 Aprile 2012 18:02

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