Mar19062018

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Garante Privacy a fine mandato: ad aprile elezione del nuovo Collegio

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Volge al termine il mandato del Collegio formato da Francesco Pizzetti, Giuseppe Chiaravalloti, Mauro Paissan e Giuseppe Fortunato. Bilancio positivo nonostante sette anni di continue evoluzioni. E’ già attesa per sapere a chi toccherà adesso guidare l’Authority. Chi sarà il nuovo Garante della Privacy?

Quando il 5 marzo del 1997 le Assemblee parlamentari elessero il primo collegio dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, che sarebbe stata guidata dal Prof. Stefano Rodotà fino al 2005,  la neo costituita Authority aveva non più di 45 dipendenti, e poté allora organizzare la prima fase delle proprie attività nella capitale grazie ad alcuni locali messi cortesemente a disposizione dalla Camera dei Deputati, ubicati in Largo del Teatro Valle, al civico 6, dove i funzionari di stato chiamati a quella nuova avventura avevano una sede provvisoria.

Anche se a quel tempo, prima ancora dell’effettiva entrata in vigore della Legge 675/96, i telefoni dell’Autorità furono oggetto di centinaia di telefonate e fax che pervenivano quotidianamente per richieste di chiarimenti, la parola “privacy” evocava nel pensiero comune qualcosa di nuovo e allo stesso tempo enigmatico.
Chi avrebbe potuto immaginare, in quel tempo in cui gli italiani appena cominciavano a cimentarsi in fruscianti connessioni analogiche a internet, che la privacy nei successivi anni avrebbe assunto una portata tale da entrare a far parte del nostro vivere quotidiano?

Eppure, se all’epoca la tutela della privacy era perlopiù concepita come la difesa della propria intimità tra le mura domestiche e qualche modulo da firmare, a distanza di 15 anni sembrano trascorsi secoli: nell’approssimarsi della scadenza del proprio mandato, questo secondo Collegio del Garante, composto da Francesco Pizzetti, Giuseppe Chiaravalloti, Mauro Paissan e Giuseppe Fortunato,  ha deciso di celebrare la conclusione del proprio incarico il 13 marzo 2012 alla Sala Capitolare del Senato con la presentazione di un libro, "Sette anni di protezione dati in Italia", nel quale  il Prof. Pizzetti tracciando un bilancio del lavoro svolto nel settennato, ha ripercorso le attività svolte in questi anni alla presenza del Presidente del Senato Schifani  e della Vicepresidente della Camera Rosy Bindi.

Diversamente dalla prima epoca targata Rodotà, al presente, le principali tematiche privacy girano intorno a internet e social network, tra smartphone e tablet, mentre il fenomeno del furto d’identità è in aumento, la nostra reputazione online è in costante pericolo di essere macchiata (spesso anche a nostra insaputa), il marketing è diventato penetrante fino al nostro privato per mezzo di tecniche invasive come la pubblicità comportamentale che ci hanno confermato che, ebbene sì, siamo tutti potenzialmente spiati quando navighiamo in rete. Per non parlare del dubbio di essere geo-localizzati, passo per passo, solo per il semplice fatto di avere in tasca un telefonino evoluto che possiede funzioni gps. E come se non bastasse tutto ciò, adesso anche la videosorveglianza si è fatta intelligente: la morfologia del nostro volto, i nostri movimenti, o anche certi banali comportamenti, possono innescare determinate funzioni di un sistema di controllo in modo completamente automatizzato.

In tutto questo continuo mutamento di scenari sempre più complessi, bisogna riconoscere che, pur essendosi ritrovato un compito arduo da svolgere il Collegio del Garante guidato da Pizzetti si è distinto compiendo un  netto salto di qualità, affrontando una per una tutte le sfide che si sono presentate nel corso di questi anni.
E’ un bilancio quindi positivo quello degli ultimi sette anni dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, anche in vista della prossima entrata in vigore del nuovo Regolamento europeo sulla privacy, che imporrà misure severe a difesa dei dati personali uguali in tutti e 27 stati membri della UE. Se non fosse per il recente intervento del Governo Monti, il quale ha ritenuto di semplificarci la vita “falciando”  pezzi di Codice contenti tra le altre cose anche il documento programmatico. Ma queste ultime strategie della politica rivolte alla privacy non possono ovviamente essere imputate né a Pizzetti né a Chiaravalloti, che hanno svolto il loro lavoro egregiamente insieme agli altri membri del Collegio.
Se non altro, uno dei vantaggi del Regolamento europeo sulla privacy, sarà proprio che, una volta entrato in vigore, non sarà più possibile ai governi locali modificarlo a propria discrezione ogni anno, come abbiamo visto accadere in Italia negli ultimi anni, dove per accontentare pochi, si sono però a volte accantonati gli interessi di molti, anche a costo di andare in controtendenza rispetto agli orientamenti dettati da Bruxelles.

Ma, a parte gli interventi talvolta discutibili tipici della politica italiana, se nel tirare le somme del lavoro svolto dall’attuale Collegio, possiamo affermare senza ombra di dubbio che Pizzetti consegnerà le chiavi dell’Authority di Piazza Monte Citorio al prossimo inquilino lasciando una struttura amministrata decorosamente, cosa possiamo dire invece per il prossimo futuro?
Che tipo di personalità dovremmo auspicare di vedere alla guida del Garante della Privacy per poter proseguire il buon lavoro fatto sin qui prima da Rodotà e poi da Pizzetti?
Di sicuro, nessun cittadino coscienzioso vorrebbe vedere un agguerrito toto-garante con le forze politiche ansiose esclusivamente di poter assegnare quattro poltrone prestigiose come quelle dell’Autorità per la protezione dei dati personali semplicemente con lo scopo di accontentare i partiti, e mettendo da parte le necessità primarie della collettività.    
In definitiva, ciò che potremmo auspicare ragionevolmente, non è né più nè meno di quello che lo stesso Codice della Privacy recita all’art. 153, dove prescrive che “i componenti del Collegio sono scelti tra persone che assicurano indipendenza e che sono esperti di riconosciuta competenza della materia del diritto o dell’informatica, garantendo la presenza di entrambe le qualificazioni.”

Con un po’ di buon senso, si dovrebbe quindi andare a cercare tra personalità, gradite d’accordo alla politica, ma che diano sufficienti garanzie di terzietà, e soprattutto competenza giuridica e informatica nell’ambito della data protection.
Certo, applicare genuinamente la prescrizione dell’art.153, può suonare utopistico a chi vive i contesti politici in prima persona nel nostro Paese e ciò richiederebbe un confronto aperto e trasparente, rappresentando un’ ulteriore sfida per il nostro retaggio culturale. E’ pur vero però, che questo è ciò che avviene di norma in altre nazioni e in altre realtà dalle quali spesso affermiamo di dover prendere l’esempio.

Man mano che il 18 aprile 2012 (giorno della fine del mandato dell’attuale Collegio) si avvicina, si spendono nei corridoi  nomi e fantasie circa presunti potenziali nuovi componenti del Garante tra quelli che potrebbero avere le caratteristiche per ricoprire l’incarico: Giovanni Buttarelli o Rosario Imperiali? Augusto Barbera o Andrea Manzella? Gustavo Zagrebelsky o Antonio Ciccia? Michele Iaselli, Umberto Rapetto, o forse Luca Bolognini? E se la decisione ricadesse invece all’interno dello stesso Garante tra alti dirigenti come Francesco Modafferi o Claudio Filippi?

Purtroppo non ci è dato sapere in anticipo chi sarà il nuovo Garante della Privacy tra qualche settimana, e qualsiasi previsione potrebbe risultare poco più che semplice immaginazione destinata ad essere poi smentita. In compenso, ancora con un po’ di pazienza staremo a vedere le risoluzioni che saranno espresse dal Parlamento.
Intanto però, auguriamo al Prof. Francesco Pizzetti, al Dr. Giuseppe Chiaravalloti, all’Avv.Mauro Paissan, e all’Avv. Giuseppe Fortunato di poter continuare nella loro carriera come in questi ultimi sette anni trascorsi brillantemente al servizio della collettività.

Articolo a cura di Nicola Bernardi , Presidente di Federprivacy

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