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Può un investigatore privato installare una spia gps sulla nostra auto?

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Il pericolo di essere spiati o seguiti, nel mondo della tecnologia avanzata e dei sistemi satellitari, ormai non è più prerogativa di soli vip, ma può potenzialmente riguardare ciascuno di noi: un partner geloso, un rivale in affari che vuol sapere tutto delle nostre attività. Avete mai controllato se nella vostra auto sono installati corpi estranei?

potrebbe un investigatore privato mettere in certi casi una spia gps nel nostro autoveicolo per controllare tutti i nostri spostamenti? Uno studio inglese, condotto nel 2009 da alcuni scienziati della British Science Association sulle 10 invenzioni che, hanno cambiato la vita moderna, ha eletto il GPS (Global Positioning System) al primo posto e, la cosa non può sorprenderci, dal momento che sono sotto gli occhi di tutti le innumerevoli applicazioni di questa invenzione nella vita quotidiana di ognuno di noi. Così pure, il mondo dei detective non è rimasto insensibile ai vantaggi e alle enormi potenzialità offerte alle investigazioni da questo sistema di geolocalizzazione via satellite  elaborato dal Dipartimento di difesa degli Stati Uniti fin dai primi anni sessanta e applicato al settore civile negli anni ottanta.

La possibilità per un investigatore privato di “spiare” una persona tramite un sistema di rilevamento GPS, al fine di “seguirla” e di ricostruirne gli spostamenti, ha avuto ineguagliabili conseguenze anche in campo giuridico. Infatti, l’utilizzo di un sistema GPS per “seguire” gli spostamenti di una persona ci introduce al tema della sorveglianza elettronica (telecamere di sorveglianza, GPS ecc.), e pone forti interrogativi sulla limitazione a fondamentali libertà individuali, quali il diritto alla riservatezza dell’individuo, alla libertà di circolazione ecc

La questione è già stata oggetto di discussione negli Stati Uniti, in tema di  investigazione pubblica, dove si è affermato il principio per cui è lecito ricostruire e seguire gli spostamenti di una persona in luoghi pubblici o aperti al pubblico.  Il principio è stato enunciato in United Stated v. Knotts del 1983, ed  è stato  ripreso anche dalla giurisprudenza italiana in tema di video riprese investigative (Vedi cass. Sez. un., 28 marzo 2006, n.26795);  può essere sintetizzato nell’assunto per cui l’esposizione in luogo pubblico o aperto al pubblico comporta un’implicita rinuncia alla riservatezza da parte del soggetto monitorato.

Di recente, la Corte di Cassazione si è occupata dell’utilizzo dei sistemi di rilevamento GPS con riferimento a un’altra attività  investigativa simile nei risultati (ricostruzione degli spostamenti di una persona sul territorio): l’intercettazione telefonica. Premesso che l’intercettazione telefonica è un’attività investigativa tipica, in quanto disciplinata dall’art.266 e seg. c.p.p., che ne detta una disciplina procedimentale molto rigorosa, gli ermellini hanno precisato, che, a differenza delle intercettazioni, il “seguire” una persona tramite un rilevatore GPS rientra tra le attività di investigazione atipiche assimilabili al pedinamento.  (Cassazione penale sez. I, 07 gennaio 2010 n.9416 e in senso conforme si veda  Cass. Pen.15 dicembre 2009, n.9667; Cass. Pen. N. 15396 del 2008; Cass. Pen. N. 3017 del 2008).

È evidente, fin qui, un orientamento giurisprudenziale favorevole, sebbene applicato al settore dell’investigazione pubblica. In  tema di investigazione privata, l’attività di rilevamento tramite GPS, a causa della limitazione di  fondamentali libertà personali, è oggetto di un dibattito sulla sua legittimità. L’entrata in vigore  a marzo di quest’anno del DM n.269/2010 ha contribuito a fornire agli interpreti un quadro normativo più certo e dettagliato.

Come noto, l’investigatore privato è colui che legittimato da licenza prefettizia a norma dell’art.134 RD 18/06/1931 n.773 e successive modifiche, svolge indagini su incarico:

a)       di chi vuol far valere o difendere in sede giudiziaria un proprio diritto;

b)       di un difensore  in riferimento a un procedimento penale per ricercare ed individuare elementi a favore del relativo assistito da utilizzare ai soli fini dell’esercizio del diritto alla prova (art.190 c.p.p. e L. 07.12.2000 n.397)

Il D.M. 01.12 .2010 n.269 definisce l’attività di indagine in ambito privato come quella attività volta alla ricerca e alla individuazione di informazioni richieste dal privato cittadino, anche per la tutela di un diritto in sede giudiziaria, e che possono riguardare, tra l’altro, gli ambiti familiari, matrimoniali, patrimoniali e ricerca di persone scomparse. (art.5 comma 1, lett.aI).

L’ultimo comma dell’articolo ha specificato espressamente  ed autorizzato le singole attività dell’investigatore privato di osservazione  statica (c.d. appostamento) e  controllo dinamico (c.d. pedinamento) anche a mezzo di strumenti elettronici e tra questi è logico rientrino i sistemi GPS.

Se quindi, oggi, possiamo ritenere lecito l’uso di un sistema GPS per lo svolgimento di attività investigative condotte da investigatori privati, non bisogna dimenticare che siccome i dati relativi all’ubicazione riguardano sempre una persona fisica identificata o identificabile, la legittimità di un tale trattamento di dati, in ogni singolo caso concreto, non può non passare da un giudizio di bilanciamento tra il diritto di difesa e di indagine con  le altre fondamentali libertà individuali, quale il diritto alla riservatezza, che oggi trova espressa tutela nel D.Lgs n.196 /2003 e nelle ulteriori misure ed accorgimenti prescritti dal Garante con il Codice di deontologia e di  buona condotta per i trattamenti di dati personali effettuati per svolgere investigazioni difensive (Provv. Garante n.60 del 06.11.2008) e dalla Autorizzazione Generale n.6/2011 al trattamento dei dati sensibili da parte degli investigatori privati.

Quindi l’interessato o la persona presso la quale sono raccolti i dati deve essere informata ai sensi dell’art.13 del Codice priv.e il trattamento deve essere conforme agli obblighi di cui all’articolo 11 del Codice e in particolare al tempo di conservazione mediante controlli periodici circa la pertinenza, non eccedenza e indispensabilità dei dati rispetto alle finalità perseguite e all’incarico conferito.

Si ricorda, infine, l’obbligo di notificazione ai sensi dell’art.37, comma 1, lett.a) Cod. Priv.  in quanto si tratta di dati relativi all’ubicazione calcolati mediante la trigonometria e forniti direttamente ai possessori di un ricevitore GPS e che possono essere inviati a terzi mediante una rete di comunicazioni elettroniche (combinazione GPS/GSM). In questo senso si è espresso fin dal 2005 l’organo indipendente di consulenza dell’UE per la protezione dei dati e della vita privata, noto come “Gruppo di lavoro per la tutela dei dati “Articolo 29”, istituito dall’articolo 29 della direttiva 95/46/CE.

In conclusione, si può ragionevolmente ritenere legittimo l’uso di un sistema GPS da parte di un investigatore privato per seguire gli spostamenti di una persona, purchè venga utilizzato per la tutela e difesa di diritti individuali fondamentali e sia rispettata la normativa in materia di privacy.

Articolo a cura di Marco Soffientini , avvocato esperto di privacy e membro di Federprivacy

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Commenti (2)
  • Silvio Naldini  - fidanzata gelosa
    la mia ragazza era ossessiva, mi controllava le telefonate, gli sms, le mail. Creddo che non sapesse della possibilità di spiare anche l'auto sennò mi avrebbe messo il gps nascosto anche a me, legale oppure no che sia.
    Silvio
  • Antonio Recchia
    Ottimo approfondiemnto.
    Grazie
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Ultimo aggiornamento Venerdì 24 Ottobre 2014 23:12

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