Ven20042018

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Se cerchi lavoro occhio al tuo profilo Facebook

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Fu nel 1874 che un afroamericano diventò per la prima volta presidente di un college americano prevalentemente bianco. In un'epoca in cui l'accesso alle scuole migliori era precluso ai neri, Patrick Francis Healy non incontrò nessun problema di discriminazione nella sua elezione alla Georgetown University, benché fosse figlio di una schiava mulatta.

Un precursore nel riconoscimento dei diritti civili negli Stati Uniti? no, solo uno bravo a proteggere la propria privacy, non avendo rivelato a nessuno le proprie origini. E né giornalisti, professori o studenti, avevano a quel tempo Internet per scoprire il suo vero background.

Oggi infatti basta un click per sapere opinioni politiche, religione, orientamenti sessuali, ed altri dati sensibili degli utenti, che essi stessi pubblicano sui social network.

Tuttavia, trai curiosi non ci sono solo amici, colleghi, ed ex compagni di scuola, ma anche HR manager e recruiter, che hanno ormai l'abitudine di sbirciare nei profili social dei candidati, scartando quelli a loro (pre)giudizio meno graditi.

Lo ha dimostrato l'ultima ricerca del prof. Alessandro Acquisti della Carnegie Mellon University, in cui sono stati creati dei profili Facebook con le vere generalità degli utenti, modificandone però le appartenenze religiose e gli orientamenti sessuali. I loro cv sono stati poi inviati a più di 4.000 potenziali datori di lavoro, omettendo ogni riferimento a religione e sessualità.

Avendo a portata di mano il web per sapere di più sui candidati, circa il 33% delle aziende ha esaminato i loro profili su Facebook.

Mentre quelli che si erano definiti "gay" non hanno riscontrato discriminazioni rilevanti, non è andata altrettanto liscia a coloro che si erano dichiarati musulmani, infatti nelle zone di matrice repubblicana, appena il 2% di questi sono stati invitati per un colloquio.

Se state cercando lavoro, prima di inviare una candidatura fareste quindi bene a riesaminare informazioni e immagini che avete pubblicato su Facebook, ricordando che queste saranno conoscibili da chiunque, potenziali datori di lavoro inclusi. Chissà che se non riuscite a trovare lavoro, non dipenda solo dalla crisi, ma anche da ciò che scrivete sul vostro profilo.

Fonte: Metro News - Articolo a cura di Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy

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