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Papà Obama attento alla privacy della sua famiglia: niente Facebook per le figlie

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Il Presidente degli Stati Uniti  si è espresso categoricamente riguardo all’uso di Facebook da parte delle due sue figlie: Perché mai dovremmo far sapere i fatti nostri ad un intero gruppo di persone che non conosciamo? la cosa non ha molto senso", ha detto il presidente in un'intervista al settimanale People.

Niente social network quindi per le figlie del Presidente Barack Obama, in nome della privacy della famiglia. Vero che la più piccola, Sasha, ha dieci anni e non avrebbe ancora l'età per iscriversi personalmente al social network di Marc Zuckerberg, ma la più grande Malia ha compiuto tredici anni e sarebbe grande abbastanza per avere un suo proprio account, poiché in America i regolamenti federali impediscono ai siti web di raccogliere informazioni dagli utenti di età inferiore ai tredici anni, ma il punto è proprio che  papà e  mamma sono contrari, anche se in effetti sembra essere questione di età, in quanto Obama ha aggiunto scherzando sull'argomento "vedremo come si sentiranno tra quattro anni"

La decisione dei genitori più famosi del mondo in quanto a consentire o meno l’uso di Facebook per gli adoloscenti, ricorda che, seppur ormai largamente diffusi e utili, è altrettanto vero che i social network comportano anche dei rischi, come rilevava tempo fa l’articolo “Genitori, i vostri figli usano i social network, o i social network usano i vostri figli? pubblicato da Federprivacy”, nel quale Parry Aftab, avvocatessa americana esperta di privacy, spiegava che , “per i ragazzi quello di permanenza del materiale on-line è un concetto difficile da afferrare, ma è importante che inizino a capirlo”, (The Parent's Guide to Protecting Your Children in Cyberspace"), indicando che è responsabilità  dei genitori dare ai figli una educazione e norme comportamentali anche per quanto concerne l’uso di internet e dei social network, su quando iniziare a usarli, che immagini e video pubblicare sul proprio profilo, a chi concedere l’amicizia, e via dicendo, anche se questo può essere un compito arduo, poiché  “probabilmente i figli conoscono il cyberspazio molto meglio dei genitori. Non hanno però l’ esperienza di vita dei genitori”, come sotolineava la stessa Aftab.

E le conseguenze che possono portare una eventuale leggerezza da parte dei genitori nel trasmettere ai figli certe informazioni sui social network e su certi individui che se ne possono servire a discapito di minori possono essere devastanti: dal furto d’identità alle violazioni della sfera privata personale e familiare, quindi frodi telematiche e truffe on-line, ma anche e purtroppo a casi di pedofilia, stupri, violenze sessuali, e omicidi, come ci hanno tristemente insegnato i recenti  casi di cronaca nera italiana. E nonostante le promesse che i grandi social network fanno riguardo la tutela della privacy dell’utente, non ci sono però ancora le premesse per poter fare completa assegnazione sulle misure di sicurezza adottate finora, poiché, secondo i risultati scaturiti da una recente indagine della Commissione Europea, “su 9 social network esaminati, solo 2 sono risultati sicuri per i minori” .

Nel nostro Paese, per sensibilizzare queste tematiche, non sono mancate le iniziative: ad esempio il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato un apposito opuscolo, principalmente destinato ai giovani, ma utile anche per chi fa il difficile mestiere di genitore, intitolato "Social network: attenzione agli effetti collaterali", e  la Guardia di Finanza non è stata da meno, basti pensare allo strenuo lavoro svolto  con il GAT (Nucleo Anti Frodi Telematiche) coordinato dal Colonnello Umberto Rapetto, non a caso noto anche come “Sceriffo del Web” che ha peraltro ricevuto il premio Vincenzo Dona 2011, istituito dall'Unione Nazionale Consumatori insieme alla Polizia Postale, anch’essa costantemente attiva nella lotta e la repressione di reati perpetrati su social network e sull’intera rete, e al Prof. Francesco Pizzetti, Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali.

La decisione di Mr. Obama e della First Lady Michelle di rimandare ad una età più matura l’uso dei social network alle loro figlie, non può quindi che meritare rispetto, e costituire un esempio per chi deve crescere figli nella nostra era tecnologica e sempre più dipendente dal bisogno di essere sempre connessi, che contagia tutti, giovani compresi.

Articolo a cura di Nicola Bernardi , Presidente di Federprivacy

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Ultimo aggiornamento Lunedì 20 Febbraio 2012 16:29

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