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Privacy & Spazzatura: no ai sacchetti trasparenti

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Sacchetti trasparenti irregolari per motivi di privacy e allora Isa Ambiente si adegua con quelli traslucidi. L’ente ha infatti dovuto tenere conto delle disposizioni del Garante della Privacy, che nel 2015 ha confermato come le prescrizioni da osservare emesse già nel 2005 siano tuttora valide riguardo i “sacchetti trasparenti”.

La norma infatti dice come «la prescrizione contenente l’obbligo di utilizzare un sacchetto trasparente» nella raccolta differenziata porta a porta sia «non proporzionata» perché in casi simili «chiunque si trovi a transitare sul pianerottolo o comunque nello spazio antistante l’abitazione è posto in condizione di visionare agevolmente il contenuto esteriore».

Parole che Isa Ambiente già da qualche mese ha recepito togliendo dalla distribuzione i sacchi trasparenti e sostituendoli con quelli tecnicamente chiamati “traslucidi”, attraverso i quali si può quindi notare dall’esterno se vi sia stato un conferimento conforme senza però essere in grado di leggere dati sensibili eventualmente contenuti all’interno. «Sì, abbiamo dovuto adeguarci già da qualche tempo perché nel 2015 l’Authority per la privacy ha fissato dei paletti riguardo al conferimento dei rifiuti nella raccolta differenziata – conferma Stefano Russo delle relazioni esterne di Isa Ambiente – oggi quindi sul territorio isontino la raccolta avviene tramite sacchi traslucidi e non più trasparenti proprio per salvaguardare ogni forma di privacy dell’utente dando però contemporaneamente la possibilità all’operatore di poter notare se all’interno del sacco stesso sia stato inserito il materiale corretto. Permangono invece non conformi i sacchi neri, proprio per questo motivo: l’addetto alla raccolta non è in grado di poter visionare se dentro sia stato conferito quanto preordinato, e non possiamo certo costringere i nostri dipendenti ad aprire sacco per sacco ogni volta che passano a raccoglierlo».

Sempre in materia di differenziata il Garante assicura come “lecita” la fornitura agli utenti di «sacchetti dotati di microchip a condizione che la procedura consenta di delimitare l’identificabilità del conferente ai soli casi in cui sia stata accertata la mancata osservanza delle prescrizioni in ordine alla differenziazione».

Fonte: Il Messaggero Veneto

 

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