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Applicazioni per la salute che invadono la privacy

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In questi ultimi anni l'Italia ha fatto passi da gigante circa le norme per la tutela e la custodia della privacy. Pur disciplinando la privacy con un robusto apparato legislativo, si ha l'impressione che molte aziende eludano la legge usando procedure poco trasparenti. Questo accade perché ovviamente non è possibile intervenire in tutti i settori commerciali garantendo un buon equilibrio tra diritto di libero scambio commerciale e la tutela alla riservatezza. Un esempio classico sono le applicazioni mobili, i software freeware e gli innumerevoli siti web che ogni giorno visitiamo. 
Pensate a un sito che offra accesso ai vostri conti correnti online. Quale sarebbe la vostra reazione se i dati del conto corrente fossero accessibili anche da altri utenti? Oppure, come vi comportereste sapendo che qualcuno sia in grado di spiare i vostri conti correnti online?


Il termine privacy è abbastanza ampio, definirlo in breve non sarebbe possibile, tuttavia si può identificare come privacy: il diritto che ha un individuo di custodire la riservatezza su informazioni personali e sensibili che lo riguardano. In pratica vuol dire il divieto di accesso alle informazioni sensibili (sessualità, convinzioni religiose, abitazione, gusti personali, siti navigati, informazioni finanziarie, conti correnti online, informazioni sanitarie) per chi non è espressamente autorizzato. La nostra privacy è violata ogni giorno, ma tante volte noi consumatori non ce ne accorgiamo nemmeno.
Un esempio di applicazione utile, ma potenzialmente invadente: la piattaforma Healthkit, lanciata da Apple a giugno, consente la possibilità di raccogliere informazioni personali dell'utente di tipo sanitario o in qualche modo legati al suo stato di salute, restituendo dati che di supporto al proprio benessere. Healthkit è un chiaro esempio di sistema che raccoglie dati che in Italia sono definiti 'sensibili'. Anche se le applicazioni di Healthkit utilizzano i dati biometrici o antropometrici per statistiche finalizzate al miglioramento della salute o per servizi fitness, la privacy è violata in ogni caso. Le informazioni sanitarie rappresentano per le società commerciali una vera miniera. Immaginate quante società sarebbero pronte a utilizzare i dati riguardanti il vostro peso per vendervi prodotti dimagranti e integratori. Pensate lo spam infinito inteso a promuovere l'acquisto di prodotti per il benessere e per lo sport. Insomma questa occasione fa gola a molti sviluppatori e molte aziende, ma a farne le spese è la privacy dell'utente. A onor del vero è giusto dire che questo tipo di applicazioni possono essere utili, anche a migliorare la qualità della vita, perché offrono un supporto informativo, seppur semplice, circa il proprio stato di salute. Sappiamo benissimo che buona parte delle applicazioni, soprattutto quelle gratuite, vivono essenzialmente di pubblicità poiché rappresenta per gli sviluppatori una fonte di finanziamento.
Al contrario per le applicazioni che riguardano i propri conti correnti online come questo, invece, il discorso cambia, la sicurezza in questo caso è un imperativo. Qui non si parla di spam, ma di perdere soldi. E' opportuno, nella scelta di conti correnti online, valutare attentamente il profilo aziendale di chi gestirà le informazioni sui nostri soldi. La privacy va difesa tutelando sempre: i codici delle carte di credito, i numeri di sicurezza della carta per le transazioni online, i dati concernenti le transazioni da e per i siti di e-commerce. Per questo motivo è consigliabile affidarsi a gruppi bancari che abbiano conti correnti online 'restrittivi' dal punto di vista della privacy, ossia che non divulghino all'esterno, per esempio società finanziarie, informazioni strettamente riservate riferite possessore del conto.

Articolo a cura di Francesco Rinaldi

 

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