Dom18112018

Ultimo aggiornamento06:43:53

Anche il Palio di Siena incappa nella violazione della privacy

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Il fatto portato all’attenzione del Giudice di Pace di Siena risale alla competizione del 2 luglio 2010, quando un contradaiolo della contrada della Selva veniva ripreso dalle telecamere comunali, allorchè, prima dello scoppio del mortaretto, che sancisce il termine della gara, era entrato in pista (“sul tufo”) in violazione delle norme che impongono di restare al di là delle transenne sino alla conclusione del Palio.

 

Da qui, la sanzione amministrativa comminatagli da solerti funzionari comunali, che avevano provveduto a visionare le riprese della gara, al fine proprio di pervenire alla sua identificazione.

Avverso tale sanzione, il contradaiolo ricorreva al Giudice di Pace di Siena , sostenendo che le riprese in oggetto erano state effettuate in violazione delle norme del D. Lgs. 196/2003, in quanto il Comune di Siena aveva omesso di segnalare che la zona era videosorvegliata per motivi di sicurezza.

Il Giudice di Pace di Siena, con la sentenza n .534/2011 ha accolto il ricorso del contradaiolo, in quanto l’istruttoria dibattimentale ha evidenziato che l’accertamento della violazione, in cui era incorso il contradaiolo, era avvenuto in base alle risultanze emerse dall’esame dei rilievi video-fotografici dell’impianto di videosorveglianza installato dal Comune.

L’innovativa sentenza offre lo spunto per una breve analisi dei principi vigenti in materia di videosorveglianza da parte dei Comuni.

Come noto, Il Provvedimento Generale 08.04.2010 in tema di videosorveglianza prevede che “i soggetti pubblici, in qualità di titolari del trattamento (art. 4, comma 1, lett. f), del Codice), possono trattare dati personali nel rispetto del principio di finalità, perseguendo scopi determinati, espliciti e legittimi (art. 11, comma 1, lett. b), del Codice), soltanto per lo svolgimento delle proprie funzioni istituzionali. Ciò vale ovviamente anche in relazione a rilevazioni di immagini mediante sistemi di videosorveglianza (art. 18, comma 2, del Codice). I soggetti pubblici sono tenuti a rispettare, al pari di ogni titolare di trattamento effettuato tramite sistemi di videosorveglianza, i principi enunciati nel presente provvedimento. Anche per i soggetti pubblici sussiste l'obbligo di fornire previamente l'informativa agli interessati (art. 13 del Codice),  ferme restando le ipotesi prese in considerazione al punto 3.1.1. Pertanto, coloro che accedono o transitano in luoghi, dove sono attivi sistemi di videosorveglianza, devono essere previamente informati in ordine al trattamento dei dati personali. A tal fine, anche i soggetti pubblici possono utilizzare il modello semplificato di informativa "minima", . . .  OMISSIS . . . (punto 5 provv. citato).

Il punto 3.1.1 rubricato “informativa e sicurezza” prevede che “talune disposizioni del Codice, tra le quali quella riguardante l'obbligo di fornire una preventiva informativa agli interessati, non sono applicabili al trattamento di dati personali effettuato, anche sotto forma di suoni e immagini, dal “Centro elaborazione dati del Dipartimento di pubblica sicurezza o da forze di polizia sui dati destinati a confluirvi in base alla legge, ovvero da organi di pubblica sicurezza o altri soggetti pubblici per finalità di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica, prevenzione, accertamento o repressione dei reati, effettuati in base ad espressa disposizione di legge che preveda specificamente il trattamento” (art. 53 del Codice).

A tal proposito, merita segnalare  la circolare del Capo della Polizia datata 6 agosto 2010, diretta ai Prefetti, con la quale per la prima volta, l’Ufficio Coordinamento e Pianificazione delle Forze di Polizia indica chiaramente come «l’utilizzazione di sistemi di videosorveglianza per i luoghi pubblici o aperti al pubblico, qualora si profilino aspetti di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, oltre a quelli di sicurezza urbana, possa determinare l’attrazione di tali apparecchiature nell’ambito delle previsioni di cui al punto 3.1.1 del Provvedimento del Garante, con conseguente applicazione dell’art. 53 del Codice in materia di protezione dei dati personali e relativo affievolimento di alcuni principi di garanzia, quali in particolare, quello dell’informativa di cui all’art. 13 del cennato Codice».

Come noto, Il Testo Unico  delle leggi sull'ordinamento degli enti locali  (D.lgs n.267/2000) ha affidato ai  Comuni  funzioni relative all'ordine ed alla sicurezza pubblica. In particolare l’articolo 54, comma 1 del T.U. prevede che il sindaco, quale ufficiale del Governo, sovrintende: a) all'emanazione degli atti che gli sono attribuiti dalla legge e dai regolamenti in materia di ordine e sicurezza pubblica; b) allo svolgimento delle funzioni affidategli dalla legge in materia di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria; c) alla vigilanza su tutto quanto possa interessare la sicurezza e l'ordine pubblico, informandone preventivamente il prefetto.

Il  D.L.  23 febbraio 2009, n. 11, convertito in legge del 23 aprile 2009, n. 38, ha concesso ai Comuni  la facoltà di avvalersi di telecamere per garantire la sicurezza nel territorio urbano di propria competenza.  L'articolo 6, comma, 7 del citato decreto, prevede infatti che “Per la tutela della sicurezza urbana, i comuni possono utilizzare sistemi di videosorveglianza in luoghi pubblici o aperti al pubblico”.

Come si vede, l’approvazione del c.d. “Pacchetto Sicurezza 2008”  ha, da un lato, aumentato i poteri dei sindaci e, dall’altro, introdotto il concetto di “sicurezza urbana” che è stato esplicato dal Decreto Ministeriale  del 5 agosto 2008.

 

L’articolo 1 del suddetto decreto precisa che “ai fini di cui all'art. 54, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, come sostituito dall'art. 6 del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92, convertito, con modificazioni, in legge 24 luglio 2008, n. 125, per incolumità pubblica si intende l'integrità fisica della popolazione e per sicurezza urbana un bene pubblico da tutelare attraverso attività poste a difesa, nell'ambito delle comunità locali, del rispetto delle norme che regolano la vita civile, per migliorare le condizioni di vivibilità nei centri urbani, la convivenza civile e la coesione sociale.

 

Alla luce della legislazione vigente e applicando i suesposti principi, si evince che un impianto di videosorveglianza, finalizzato a fini di prevenzione,  ben si concilia con l’informativa,  in quanto non ostacola, ma anzi rafforza, in concreto, la finalità perseguita; diverso potrebbe essere il caso di un impianto finalizzato alla repressione di determinati reati, dove l’informativa vanificherebbe tale  finalità.

Il principio si evince anche da un altro provvedimento dell’Autorità Garante (provv. 07.04.2011 in Registro dei provvedimenti n.140) quando il Comune di Firenze avanzò un’istanza di verifica preliminare ex art. 17 Codice Privacy riguardante l’installazione di un impianto di videosorveglianza per finalità di sicurezza urbana.

Il Garante al punto 2 del suddetto provvedimento ricorda che  il Comune, in qualità di Titolare del trattamento, può trattare dati personali, pur sempre nel rispetto dei principi di necessità, proporzionalità, finalità e correttezza e ciò anche quando talune disposizioni legislative hanno attribuito ai comuni specifiche competenze volte a garantire l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana.

In quest’ottica il Garante richiama l’attenzione del Comune sulle “indicazioni in materia di informativa agli interessati, anche in relazione all'obbligo di renderla visibile quando il sistema di videosorveglianza è attivo in orario notturno (art. 13 del Codice; art. 3.1. del citato provvedimento generale”)

Tornando alla sentenza del Giudice di Pace, l’avvocato Stefano Marini, che ha difeso il contradaiolo, ha incentrato il proprio ricorso difensivo sulla violazione da parte del Comune di Siena dei principi base posti dal Provvedimento Generale 08.04.2010 emanato dall’Autorità Garante in tema di Videosorveglianza.  In particolare, il legale ha invocato il diritto sancito dal provvedimento in questione (vedi punto 3.1), per cui gli  interessati devono essere sempre informati che stanno per accedere in una zona videosorvegliata; ciò anche nei casi di eventi e in occasione di spettacoli pubblici (es. concerti, manifestazioni sportive), in quanto la possibilità di omettere l’informativa, così come prevede il punto 3.1.1.,  per le finalità di tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza pubblica è da ritenersi eccezionale, in ossequio allo stesso principio espresso dall’Autorità Garante per cui “al fine di rafforzare la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali degli interessati, [il Garante] ritiene fortemente auspicabile che l'informativa, benché non obbligatoria, laddove l'attività di videosorveglianza sia espletata ai sensi dell'art. 53 del Codice, sia comunque resa in tutti i casi nei quali non ostano in concreto specifiche ragioni di tutela e sicurezza pubblica o di prevenzione, accertamento o repressione dei reati.

In conclusione, merita ricordare che l’ANCI si è fatta promotrice di una iniziativa finalizzata a fornire precise indicazioni ai Sindaci e alle Amministrazioni comunali sviluppando delle linee guida denominate  "Linee Guida per i Comuni in materia di videosorveglianza alla luce del provvedimento Garante Privacy 8 aprile 2010”, dove la  pubblicazione, nata dalla collaborazione della stessa Anci con il Garante della Privacy è finalizzata a “fornire chiarimenti e strumenti di lavoro per una corretta applicazione, per quanto di competenza dei Comuni, circa l’utilizzo della videosorveglianza, anche ai fini della sicurezza urbana”. Si legge nella prefazione scritta dal dott. Pizzetti (all’epoca Presidente dell’Autorità Garante) che “il Garante per la protezione dei dati personali con il Provvedimento generale emanato lo scorso 8 aprile 2010 ha fornito nuove regole in materia di videosorveglianza, aggiornando le disposizioni del 2004, anche alla luce delle nuove competenze attribuite ai Sindaci in tema di sicurezza urbana e per le diverse evoluzioni tecnologiche intervenute negli ultimi anni. . .  OMISSIS . . .  per questo è importante che nella videosorveglianza, accanto al rispetto della sfera privata e del corretto utilizzo dei dati personali, i Comuni si dotino di regole affinché il servizio sia sempre più accessibile, trasparente, ed individuando al proprio interno precise responsabilità di gestione. Grazie a queste Linee Guida i sindaci e i comuni italiani potranno essere, anche nell’esercizio delle nuove importanti competenze in materia di sicurezza urbana, esempio di sensibilità e attenzione alle esigenze reali delle comunità, nel solco di una tradizione che ha accompagnato lo sviluppo delle autonomie locali in tutta la storia dell’Italia unita e che ha trovato il suo massimo sviluppo nel quadro della Costituzione repubblicana. Una tradizione che ha sempre visto i Comuni promotori di libertà e capaci di dare risposte concrete ai bisogni reali dei cittadini in un quadro di democrazia, di legalità.”

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