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La Asl di Taranto mette il turbo e investe nel rispetto della privacy

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In vista del nuovo Regolamento Europeo sulla privacy, l’azienda sanitaria pugliese gioca d’anticipo e va a certificare i propri dipendenti come Privacy Officer.  (vedi servizio tg locale) Anche se le nuove regole sulla protezione dei dati personali poste dall’ Unione Europea entreranno i vigore tra non meno di un anno, la Asl tarantina non è rimasta a guardare e ha realizzato un progetto che pare destinato a costituire un modello per tutte le altre strutture sanitarie italiane.

Attraverso un percorso full-immersion durato una settimana, la Asl pugliese non solo ha deciso di sottoporre oltre 20 tra i propri funzionari ad un intenso programma formativo mirato a fornire tutte le conoscenze necessarie per garantire la riservatezza dei dati dei pazienti, ma ha anche scelto di avvalersi di uno dei più prestigiosi enti di terza parte quale è Tüv per richiedere la certificazione dei propri dipendenti come “Privacy Officer”, ovvero il profilo di quei responsabili la cui designazione diventerà obbligatoria per la maggior partre delle strutture complesse proprio con le regole in arrivo dalla UE, dove assumerà ancor più rilievo se ad essere trattate sono le informazioni riguardanti la salute dei pazienti, classificate dal Codice della Privacy come “dati sensibili”.
Per realizzare questo importante progetto pilota, sono state coinvolte le più importanti associazioni che si occupano di privacy sul territorio nazionale: da una parte Federprivacy, che ha promosso e patrocinato l’iniziativa, dall’altra l’Istituto Italiano per la Privacy che ha messo a disposizione il proprio bagaglio scientifico per trasmettere ai nuovi “Privacy Officer” le più ampie conoscenze delle tematiche che ruotano intorno alla protezione dei dati personali nell’era dell’informatizzazione.
A conclusione delle 40 ore di formazione specialistica, i partecipanti che possiedono i requisiti hanno opportunità di sostenere  l’esame  con l’ente Tüv, il quale, previo un processo di analisi documentale, sottopone a test i candidati mediante prove scritte e orali per verificarne l’effettivo possesso dei requisti richiesti dallo schema di certificazione della figura professionale di “Consulente della Privacy e Privacy Officer” basato sugli standard della Norma Iso 17024:2004 che detta i parametri internazionali  in materia di certificazione del personale.
E anche per quanto riguarda i commissari d’esame, l’ente di certificazione bavarese si è confermato all’altezza della sua nota scrupolosità, avvalendosi esclusivamente di noti esperti della materia iscritti in una speciale lista approvata dal Comitato di Schema di cui fanno parte anche l’Avv. Rosario Imperiali, autore e giornalista del Sole 24 Ore, e l’Avv. Michele Iaselli, presidente dell’Associazione Nazionale per la Difesa della Privacy.
Intervistato durante la settimana di formazione della Asl di Taranto , l'avvocato Luca Bolognini,  Presidente dell’Istituto Italiano per la Privacy ha commentato  l’iniziativa dell’azienda sanitaria pugliese dichiarando:  “Fermo restando che, dal 2005, il Garante ha imposto particolari misure di formazione privacy per le aziende sanitarie, questa decisione dell'ASL di Taranto non può che essere guardata con apprezzamento: avere, internamente, soggetti in grado di gestire gli adempimenti privacy significa ridurre drasticamente i rischi di violazioni e di sanzioni, economiche e penali. Naturalmente, per le questioni più complesse, come le gestioni dei diritti d'accesso di terzi alla documentazione clinica in relazione al principio del “pari rango”, o come la digitalizzazione delle prestazioni di prevenzione, diagnosi, cura o riabilitazione, è ancora consigliabile rivolgersi ad esperti esterni della materia, ma la figura del data protection officer interno è oramai irrinunciabile e costituisce un “must” di diligenza, specialmente in realtà come quelle sanitarie pubbliche”. E anche Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy, ha rilevato che “ il fatto che la Asl di Taranto abbia scelto di sottoporre i propri addetti  a una formazione di così alto livello mirata all’ottenimento di una certificazione per  la quale l’Autorità Garante si era già espressa con apprezzamento, nonchè basato su standard riconosciuti a livello internazionale, darà un grosso contributo per il rispetto della sfera privata del cittadino solo a livello locale, ma provvederà anche un potenziale modello da seguire in tutte le altre province d’Italia che sono chiamate ad osservare le prescrizioni della normativa”.
Paiono davvero remoti i tempi in cui la Asl di Taranto finì sotto osservazione per alcune inadempienze del Codice Privacy . Di nuovo sotto i riflettori ora l’Azienda Sanitaria diretta dal Dottor Vito Fabrizio Scattaglia, ma per motivi ben diversi, essendosi fatta protagonista di una iniziativa che non può che essere imitata da altre stutture sanitarie che dovranno rimboccarsi le maniche in vista della prossima entrata in vigore del Regolamento europeo sulla Privacy.

Articolo a cura di Nicola Bernardi , Presidente di Federprivacy

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