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Garante Privacy: Stop a "fax selvaggi

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Prosegue l’azione del Garante contro il "fax selvaggio", crescente fenomeno di cui  sono vittima  molte imprese e cittadini. L’Autorità ha vietato l’uso di migliaia di recapiti per l’invio di fax pubblicitari illeciti,  ribadendo che chiunque invii messaggi promozionali mediante sistemi automatizzati (fax, e-mail, sms, mms) è sempre obbligato a raccogliere preventivamente il consenso specifico ed informato del destinatario.

In alcuni casi i provvedimenti inibitori adottati dall’Autorità hanno colpito intere banche dati utilizzate per effettuare campagne promozionali per conto proprio o di terzi. Da mesi è in atto un’intensa attività istruttoria e ispettiva del Garante avviata su segnalazione di numerose società e di semplici cittadini, stanchi di essere disturbati, a tutte le ore del giorno e della notte, spesso senza avere la possibilità di identificare il mittente di tali messaggi commerciali. Il divieto è scattato anche nei confronti di una società che, sebbene conservasse all’estero i dati personali e li gestisse in modalità remota, utilizzava in modo prevalente e per le funzioni più importanti un apparato di rete (fax gateway) collocato sul territorio italiano. Circostanza questa che impone all’azienda il rispetto della normativa italiana, con il conseguente obbligo di acquisire il preventivo consenso dei destinatari delle comunicazioni. Questi ultimi, in realtà, non soltanto non avevano mai acconsentito alla ricezione delle comunicazioni promozionali, ma non avevano neanche la possibilità di opporsi ad ulteriori invii, dal momento che ogni tentativo di rispedire il fax al mittente o di contattare la società risultava vano o privo di effetto.Il Garante, al di là dei profili penali che potrebbero eventualmente ravvisarsi nella concreta vicenda, ha ordinato alla società di acquisire il preventivo consenso dei destinatari e di indicare in un apposito riquadro inserito nel fax l’identità del titolare ed un recapito per opporsi a successivi invii.Nei confronti di tutte le società raggiunte dai divieti l’Autorità ha inoltre avviato procedimenti per valutare l’applicazione di sanzioni amministrative che nei casi più gravi possono arrivare fino a 300 mila euro.

 

Fonte: Newsletter Garante Privacy del 08.07.2011

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