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Privacy violata, danno d’immagine all’Asl

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Dopo la condanna a sei mesi di reclusione (diventata irrevocabile 2 anni fa), un’impiegata amministrativa dell’Azienda sanitaria locale rischia di dover pagare 10 mila euro di danno di immagine provocato al sistema sanitario altoatesino. Il tutto per aver violato in termini gravissimi la privacy di una paziente che era anche collega della donna inquisita. I fatti risalgono ad una decina di anni fa quando l’impiegata rivelò in ufficio che una collega (in cura presso il reparto malattie infettive) era sieropositiva.

 

Fu proprio la vittima della violazione a denunciare l’episodio e a provocare l’intervento della magistratura penale. L’impiegata fu accusata di aver approfittato della possibilità di accesso agli archivi informatici del reparto malattie infettive e aver rivelato un dato ovviamente riservatissimo. La condanna penale (confermata anche in appello e poi diventata definitiva) venne inflitta per «rivelazione di segreto d’ufficio». La Procura presso la Corte dei Conti (con il procuratore Schülmers) decise di avviare un procedimento per danno di immagine nei confronti dell’organizzazione sanitaria altoatesina ed ora ha presentato il conto. L’avvocato Felix von Wohlgemuth ha difeso l’impiegata (che nel frattempo ha subìto un procedimento disciplinare interno) sostenendo in primo luogo che la donna avrebbe agito in «buona fede» (per evitare possibili contagi), ritenendo poi sproporzionata la richiesta risarcitoria di 10 mila euro che andrebbe ad assorbire circa il 70 per cento dello stipendio annuale dell’inquisita. Secondo l’avvocato il procedimento sarebbe poi da considerare nullo in quanto avviato dalla Procura contabile prima che la sentenza penale diventasse irrevocabile. L’intera vicenda ha comunque provocato un grave danno, anche economico, all’Asl. Il Garante della privacy, intervenuto su segnalazione proprio della Corte dei Conti, ha infatti ritenuta anomala l’impostazione del sistema informatico interno dell’Asl contestando che un reparto potesse accedere ai dati sanitari di pazienti ricoverati presso un altro reparto (l’impiegata inquisita lavorava presso il reparto di oncologia ed ebbe accesso ai dati sensibili di pazienti del reparto malattie infettive) senza il consenso dei pazienti stessi. L’Asl è stata così costretta a modificare il sistema informatico interno con notevoli spese.

Fonte: Alto Adige

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Ultimo aggiornamento Sabato 17 Gennaio 2015 09:35

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